Son desto o mi inganno?
Anche se era già notte, ero desta, in attesa che la mia piccola prendesse sonno, sdraiata sulla mia pancia. Piena di pensieri e di senso di sconfitta per una situazione di vita che mi stava mettendo a dura prova.
Quando il mio cuore ha percepito una presenza invisibile vicino a me.
Era mio Padre.
Mancato da più di un decennio.
Il mio cuore ha sobbalzato e si è tanto riempito di gioia che le lacrime sono uscite spontanee e copiose dai miei occhi stanchi. Che grande dono stavo ricevendo. Che immenso dono: poter avere vicino per quell’istante, che volevo non finisse mai, il mio caro padre. Così amato e così difficile da amare, per tante vicissitudini delle nostre esistenze.
In realtà la presenza a me vicina quella notte non era lui in tutto, voglio dire che non era il padre terreno che ricordavo. Non c’era più la parte di lui difficile e legata alla sua esistenza terrena.
Ciò che ho percepito era solo il suo diamante interiore.
La sua essenza luminosa: ciò che resta, mi dicono, dopo aver raggiunto la Casa del Padre Celeste e aver concluso la ricapitolazione dell’ultima incarnazione.
Come si fa a capire che è proprio quella persona che abbiamo vicino e che non ci stiamo ingannando?
Soltanto con la percezione del cuore.
Esso non sbaglia, sa riconoscere le anime che abbiamo avuto vicino. Ma la percezione in questione è molto sottile, molto delicata. Se siamo immersi nel frastuono della vita quotidiana, sia esso interiore od esteriore, è molto difficile che si riesca a sentire. Quella sera, invece, era già abbastanza tardi, per cui la mole di pensieri della veglia si era già ritirata, ed io ero rilassata ed attenta alla percezione del mio stato interiore, cercando una soluzione migliorativa. Così ho potuto captare quella presenza vicino a me, con la sicurezza che solo il cuore può conferire, e che ha riempito di lacrime i miei occhi, appena alla mente è salito il suo nome: papà.
Cosa è venuto a fare?
A farmi coraggio, a ricordarmi che sono dotata di grande forza interiore.
“Ricordati ciò che abbiamo vissuto insieme”: questo sussurro è passato da quella presenza al mio cuore, o, per lo meno, così la mia mente lo ha decifrato.
L’intensità del nostro passato che lui mi suggerisce, le immagini che affiorano, mi ricordano la quantità di forza che ho a disposizione e che posso usare per far fronte alla situazione difficile in cui mi trovo. E’ proprio la spinta di cui avevo bisogno per rialzarmi dal senso di sconfitta e tentare il passo successivo, senza farmi sopraffare dal logorio interiore.
“Mi manchi tanto, papà. Grazie di essere venuto”.
Stavolta gliel’ho detto e so che lui ha potuto sentire ed esserne felice.
E questo ripaga qualunque sofferenza del nostro passato: sapere e fargli sapere che gli voglio bene e che sono felice di averlo al mio fianco.
Non è mai troppo tardi per avere un’infanzia felice (cit. G.R.P.)
E
Non è mai troppo tardi per costruire un rapporto con un genitore, anche se non si è potuto averlo in vita. (cit. mia)
Sono molto grata per aver potuto salutare mio padre così da vicino, e in uno scambio di amore reciproco che durante la vita non è mai stato possibile. Ne sono ancora più grata perché è accaduto dopo un lungo lavoro di esplorazione interiore e di lenta guarigione delle ferite causate da questo rapporto difficile.
A coronare il nostro incontro c’è stata la mia piccola, che pensavo si fosse ormai addormentata, e che ha invece ha iniziato a chiamare “nonni, nonni…”: l’unica parola che sa già dire associata al concetto di nonna, nonno.
E poi sì è alzata di scatto per dire: “Papà”.
“Si, amore, era il mio papà, ed era qui per noi- le ho sussurrato ancora nel mio pianto di gioia, che nel frattempo si era trasformato in singhiozzi, tanto forte era l’emozione che avevo appena provato di fronte al mio caro padre – Dormi bene, angelo mio, e stai sicura che tutto può accadere, anche le magie bellissime come questa.”