Sono disperata, avevo un aereo importantissimo da prendere oggi pomeriggio alle 3, ma non mi sono preparata per tempo i bagagli, non sono ancora partita per l’aeroporto e adesso piango lacrime amare e punto tutto sull’intervento della Provvidenza. Se questo aereo lo devo prendere, Lei si inventerà qualcosa a posto mio e io lo prenderò.
Devi prendere l’aereo alle 3? Devi arrivare in aeroporto almeno due ore prima per il check in, più il tempo che ci vuole di auto o di treno per raggiungere l’aeroporto. Devi calcolare il tempo che ti è necessario per fare i bagagli. Se fai tutte queste cose al loro tempo, riuscirai a prendere l’aereo serenamente. Ma ti devi dare da fare subito!
Questo dialogo interiore che mi è apparso in un sogno mi ha svelato un modo di fare che veniva con me da tutta la vita e a cui non avevo mai dato il giusto peso. L’affidarsi alla Provvidenza, perché non si è in grado di agire.
Se sei su un percorso di crescita interiore, forse ti sarai imbattuto anche tu nella Provvidenza, e, a seconda del tipo più yin o yang che sei, potresti averla incasellata in maniera sbagliata anche tu, come me. Gettandole sulle spalle tutte le attività che per pigrizia o perché non ti ritieni capace abbastanza, non ami fare.
Così stavo facendo anche io durante la preparazione per un concorso pubblico. Dopo uno scritto brillante, ho atteso e atteso e atteso, senza mettere a frutto quel tempo, finché non è uscita la data dell’orale. Salvo poi capire che i venti giorni che ormai rimanevano non mi sarebbero bastati per vincere il concorso.
Quella notte il mio subconscio mi ha ricordato che stavolta non sarebbe bastata la Provvidenza, perché era veramente tardi, e io non sarei mai arrivata all’aereo alle 3 (cioè preparata per un orale brillante e per vincere il concorso).
Allo stesso tempo però, il mio subconscio mi suggeriva qualcos’altro.
Un cambio di prospettiva a 360 gradi.
Forse sei ancora in tempo, ma devi correre, devi organizzarti, devi schedulare, devi macinare pagine e pagine in un tempo strettissimo. Ma puoi riuscire a prendere l’aereo.
E così ho deciso di provare.
Ho ritirato dalla Provvidenza la responsabilità della mia vita e l’ho riportata su di me, in maniera totale.
Così ho iniziato a schedulare il tempo che rimaneva per l’orale, le pagine del concorso da studiare. Carta e penna alla mano, ogni giorno uno o due argomenti, altrimenti non sarei arrivata in tempo.
E così ho iniziato a correre, a studiare come una pazza una materia per me davvero ostica, a vedere di giorno in giorno gli argomenti depennati, perché finalmente li avevo studiati.
E alla fine sono arrivata all’orale. Non ho vinto. Ma l’ho superato. Con poco più della sufficienza. Ma con la soddisfazione che nessun voto con lode mi aveva mai dato prima.
Il mio risultato più grande non era infatti il voto o il concorso. Era l’aver guardato in faccia, grazie al mio sogno, il modo con cui mi relaziono ai miei obiettivi. Quanta responsabilità tengo per me e quanta ne delego all’esterno, alla Provvidenza. Che tanto è talmente grande e benevola che sicuramente mi aiuterà, anche se non mi presento all’aeroporto. O peggio ancora: tanto se è destino accadrà e se non è destino non accadrà.
Un conto è confidare nella Provvidenza, con la fiducia che ciò che è bene per noi arriverà, un conto è demandare ad un agente esterno e per di più incontrollabile ciò che invece dovrebbe essere sotto la nostra totale responsabilità.
Tutto ciò che è in mio potere per raggiungere l’obiettivo che mi sono posta io lo devo fare, perché così io trasformo me stessa e conferisco valore alla mia vita.
La Provvidenza mi sarà compagna in ogni passo, ma senza più sopportare il peso della responsabilità che le appioppo perché sono incapace di prenderla su di me.
Grazie allo studio per il concorso ho fatto mio un cambiamento di prospettiva che non dimenticherò più. Anche solo per questo vale la pena aver investito il tempo, la fatica, lo sforzo nello studio del diritto amministrativo.
Adesso che sono in graduatoria sarà cura della Provvidenza decidere se mai arriverà il momento della mia chiamata 🙂
A ognuno il Suo.