Come partecipi al mondo se sai che sta mentendo?

Come si gioca al gioco della società?

Me lo chiedo spesso soprattutto quando sfoglio i giornali online o mi capita di aprire qualche social.

Osservo tutti quelli che convintamente esprimono opinioni su tutto lo scibile umano, prendono parte continuamente sapendo di stare con i giusti, pontificano sui diritti e sulle libertà senza accorgersi di cosa sia accaduto intorno a loro negli ultimi anni, senza rendersi conto di quanti diritti e quante libertà siano state calpestate senza che lo si potesse neanche provare a dire.

Mi chiedo come si faccia a parlare di fatti e di verità, con la presunzione di conoscerli davvero solo perché sono stati raccontati dai giornali (magari da quasi tutti i giornali) e i fornitori di notizie. E sulla base di questi, disquisire di giusto o sbagliato, di persone buone e cattive, schierarsi, parteggiare, tipicamente al fianco di quegli opinionisti che sulla base dei loro saldissimi valori morali possono dire del bene e del male.

La massa di comunicazione che ci invade rappresenta ai miei occhi un mondo totalmente finto, totalmente slegato da quello reale. E questa impressione è tanto più forte da quando non ho potuto far parte del mondo parlante- autorizzato e giusto-pensante, a causa della mia scelta di non aver aderito alla campagna di immunizzazione obbligatoria.

Nonostante il mutismo selettivo autoimposto durante quel tempo difficile, i miei occhi sono stati attenti a ciò che si svolgeva nel mondo della comunicazione e, di conseguenza, in quello delle persone intorno a me che si sono nutrite a mani piene di tg e talk show, giorno dopo giorno, per anni. E i miei occhi hanno registrato un documento drammatico di come la vita venga creata attraverso le parole delle notizie e di tutti i commentatori a seguire fino al più disarticolato cialtrone da strada (ma titolato ad esprimersi perché giusto-pensante).

I miei occhi hanno visto la falsità del tutto e mi chiedo come si possa ancora credere a qualcosa di reale e continuare a giocare al gioco della verità e dei fatti, dando per certo che quelli da noi raccontati e commentati siano reali e che indubitabilmente si sia scelta la parte del giusto.

Di fronte al pensiero che qualcuno si diverta a far parte di questo mondo e che ne tragga godimento, ecco, il mio animo resta spaesato. Come se si trovasse di fronte un alieno. Soltanto che l’alieno in questione è tenacemente inserito nel mondo sociale. Forse è proprio questo il punto. Non è il qualcuno in questione che mi lascia spaesata, ma il mondo sociale che accoglie e fagocita quel qualcuno, come tutti i suoi fan.

Eppure questi qualcuno fanno parte della nostra rete di relazioni, perché un lavoro lo abbiamo, una casa in una città anche, la spesa al supermercato la facciamo e al ristorante ogni tanto ci andiamo. Anche noi siamo destinati a far parte della società. Ma come fare se si sa che la premessa alla base del sillogismo su cui si basa la comunicazione sociale è fasulla? Come continuare a disquisire quando si sa in partenza che è corrotto il legame tra significante e significato?

Che gioco incredibile il mondo sociale. Una sfida continua ad andare più in profondità, a guardare meglio, a restare accesi, nonostante il dirompente tentativo del mondo là fuori di passare opportunità di spegnimento facili ed indolori. Come certi tendoni installati tempo fa nei centri commerciali, che chiamavano a sé con la felice promessa della fine di tutti i mali e di tutti i problemi, più scintillanti di oasi nel deserto.

Questo gioco è una sfida a restare vigili. Sempre attenti.

E chi trova la chiave del gioco, passi parola!