Tomba di famiglia: le eredità con cui nasciamo

Se uno non sapesse da dove cominciare il suo lavoro interiore, potrei proporre una facile immagine. Sentirsi per un attimo seduti su quelle sedie in legno poco comode che di solito si trovano, sghembe, all’interno delle tombe di famiglia. Una sola sedia, per una sola persona, al centro della propria famiglia ancestrale. Da un lato il ramo paterno, dall’altro il materno.

Sentirsi al centro di queste piccole grandi correnti che hanno mosso e muovono la vita degli umani a noi più vicini, ci potrebbe aiutare a comprendere bene che tipo di lavoro ci si propone. Ma anche che grandi qualità abbiamo ricevuto in dono, quali talenti sono stati innestati nei nostri corpi con il semplice gesto della nascita in una famiglia biologica.

Così mio padre e mia madre sono il primo specchio in cui guardare limiti e qualità di me stesso, il loro prodotto diretto. Rifiuto del mondo, attaccamento al cibo, dipendenza emotiva da qualcuno. Buoni punti di partenza per capire che tipo di lavoro mi è stata affidato in questa incarnazione.

Così come la forza e la solarità, la leggerezza e il saper superare, veleggiandoci sopra, le atrocità più grosse che la vita possa metterti di fronte. Questi i punti a favore che non ho bisogno di conquistare, semmai di alimentare, di purificare, di mettere al servizio e rendere ancora più potenti e brillanti.

E se poi dalla sedia osservassi i miei nonni materni… a quali lavori mi chiamano e quali insegnamenti mi hanno passato? Un piatto pronto sulla tavola per chiunque passi, che significa aprirsi agli altri con semplicità e con disponibilità. La pace della solitudine e dello stare in se stessi, senza andare a cercare nulla da niente e da nessuno.

Di contro, un attaccamento fortissimo alla propria povertà e alla propria sofferenza: perché la mia è sempre la sofferenza più grande di tutti. E questo è uno dei più grossi attaccamenti che si possa provare e uno dei più dolorosi, forse: quello ai propri dolori e al proprio soffrire. Inoltre una cocciutaggine che non fa ascoltare per nessuna ragione al mondo le ragioni degli altri, perché non è importante e non è necessario.

Se volgessi lo sguardo ai nonni paterni troverei la forza travolgente di mia nonna, che ha dovuto spianare la sua strada in salita e piena di tornanti per sopravvivere. E l’ha spianata.

Lungo la strada qualcuno si è fatto male, molti non hanno digerito che lei spianasse una strada che andava in salita da sempre e per molte persone andava bene così. Io sono chiamata forse a cercare un altro modo di arrivare all’altro capo della montagna senza per forza dover cambiare tutto e tutti per fare posto a me stessa? C’è forse un modo di arrivare con tenacia che non lasci per forza tutti indispettiti e arrabbiati a guardarmi fare e disfare la strada di tutti?

Infine mio nonno, benché conosciuto pochissimo, che sorride delle sue battaglie perse e ci beve su per non dover fronteggiare qualcuno che non vuole ferire. L’arreso di fronte alla battaglia, che non parte proprio e si rifugia in un mondo fantastico dove gli altri non possono ferirlo, o almeno lui non può sentirli.

Così sarebbe la mia tomba di famiglia. E questi sarebbero i doni della luce e dell’ombra che ho ricevuto e che sono chiamata a gestire.

Ma con il potente aiuto di chi la strada l’ha iniziata prima di me e per qualche strano incrocio del destino ha mixato le sue qualità e i suoi mostri con quelli di un altro, dandomi alla luce in questa vita.

Sarò sempre grata alla vita per i doni che ho ricevuto da tutti i miei cari. Molti di loro non hanno avuto vita facile. E a me sta portarli un po’ più in alto di dove sono riusciti ad arrivare con le loro forze. A me sta guarire quel che posso delle loro ferite e risanare me e loro in questo gioco chiamato vita.

A me sta gioire e godere dei doni che in me vivono grazie a ciò che loro hanno vissuto.

Una tomba di famiglia è proprio un bel posto per meditare.

Ps: molti dei miei cari sono ancora vivi per fortuna.. e la cappella di famiglia non ce l’ho.. ma l’immaginazione alle volte aiuta a fare il punto della situazione 😉