Il lavoro con il mio meccanico non era ancora finito. Avevo bisogno di addestrare ancora meglio la qualità di “affermare le mie necessità anche di fronte a qualcuno che non vuole riconoscerle”.
E così, udite udite, ho dovuto trattare nuovamente con il meccanico, stavolta non per altri beni, ma per la mia macchina, quella che secondo lui non poteva aver scritto messaggi sul display.
Indovinate un po’?
Era rotta. Davvero.
Non aveva scherzato quando aveva mandato il suo messaggio. Stava dicendo davvero.
E oltre a parlare a me, stava anche parlando di se stessa. C’era qualcosa che non andava. Ma il meccanico non era stato in grado di capire. E io, per non “appesantire”troppo il meccanico ( che nella mia psicologia non ancora addestrata a dovere significa insistere con qualcuno per avere risolto il proprio problema) avevo accettato la sua risata e la sua definizione della situazione, interpretandola come un Segno.
Effettivamente un Segno per me lo era stato, perché mi aveva convinto ad agire oltre la mia zona di comfort, a mettere alla prova quelle che ho chiamato “cattive maniere”, appellandole con un giudizio proveniente ancora dalla mia vecchia psicologia, e che oggi definirei soltanto “capacità di proteggere i miei bisogni”.
Ma avevo fatto un errore. Andare oltre la materia dimenticandomi di essa, accettando una risposta non esauriente su un fattore di realtà che andava considerato per ciò che era, prima di essere considerato solo come un segno.
La realtà mi ha reso edotta di questo fatto: essa parla di se stessa prima di tutto, di me e del mio lavoro evolutivo in secondo luogo. E dimenticarmi di questo non è corretto.
Per raccontarla in breve: la macchina ha avuto un grosso danno, perché si stava rompendo, ma un meccanico non competente aveva negato il suo segnale di avvertimento, e una giovane donna poco esperta di “capacità di proteggere i propri bisogni” gli aveva creduto, per non dover andare nuovamente oltre la propria zona di comfort e mettere alla prova le sue nuove armi, esigendo che il messaggio della sua macchina avesse una spiegazione ragionevole da parte di un meccanico e non fosse bollato come “non vero e non possibile”.
Ora la mia macchina sta meglio, il meccanico non è più il mio meccanico, e porto con me una nuova consapevolezza sugli oggetti e sui Segni.
Gli oggetti parlano di se stessi e poi, solo poi, anche di Noi.