Esiste un posto chiamato “Il pensiero degli altri” e ci entro o per sbaglio o per fortuna o per meriti pregressi, ma poco conta. Ci entro quando in una certa situazione prendo una posizione nei confronti di qualcuno, perché magari sento la necessità di muovere verso quella persona per farle presente che il suo comportamento sta ledendo un mio diritto. Intavolo una discussione, anche pacata, tranquilla, ma anche su di tono, a seconda di quanto l’altra persona è disposta a considerare il mio punto di vista sulla situazione in aggiunta al suo.
E poi, una volta finita la discussione, mi ritrovo di punto in bianco catapultata nelle sue ragioni, anche quelle che non ha espresso lì per lì. Mi trovo in quel luogo che potrei definire “Il pensiero degli altri”. E’ un luogo in cui gli altri hanno ragione ed hanno motivazioni opposte alle mie per arrogarsi quella “santa” ragione. E mi capita anche di sapere quale persona della famiglia con cui ho avuto contatto ha avuto quel pensiero. E poi, stranamente, il giorno seguente mi capita di scoprire che ero capitata nel posto giusto. “Il pensiero degli altri” era davvero stato pensato e proprio da quella persona. Soltanto che io avevo avuto il tempo, nel frattempo, di valutare quel pensiero, quella ragione, solo in apparenza così inattaccabile. E così avevo successivamente elaborato una risposta adeguata e motivata, che teneva conto del “pensiero degli altri” e ne dimostrava la fallacia, mettendo in risalto ancora una volta la bontà della mia versione dei fatti.
Oggi per la prima volta ho dato un nome a questo luogo. Perché per la prima volta ho capito davvero cosa fosse e dove fosse. Era “il pensiero” ed era “degli altri”.
Forse la chiarezza di oggi dipende dalla leggerezza emotiva con cui ho affrontato la discussione in questione, portando la mia ragione, ma con il proposito di collaborare con l’altro a raggiungere un accordo sulla situazione. Così, se anche i toni sono stati elevati, l’intento della conversazione è rimasto sulla costruzione di realtà condivisa, più che sull’imposizione di un punto di vista unilaterale.
E’ un grande giorno per me oggi. Perché per la prima volta sono potuta stare nel “pensiero degli altri” e all’uscita da lì continuare a rimanere tranquilla nell’affermare anche le mie ragioni.
Quante volte sono capitata in passato in quel luogo e ne sono uscita sconquassata. Ogni volta che ho preso una posizione affermando il “mio” pensiero in una discussione con una persona, ciò che ero convinta essere “me”, e subito dopo mi sono sentita una completa imbecille, passatemi il termine poco ortodosso, ma che rende bene l’idea. Semplicemente perché nel “pensiero degli altri” ho visto quanto loro avessero ragione e quanto “io” avessi completamente torto. In questi casi “il pensiero degli altri” non è un bel luogo in cui trovarsi. Semplicemente perché lì hanno ragione gli altri e torto “io”.
Ma io chi sono?
Abito nel mio pensiero, ma posso anche abitare nel “pensiero degli altri”. E posso vedere la ragione in entrambi, nonostante siano opposti.
Non trovate che sia strano?