Ho iniziato la giornata camminando. Al rientro ragionavo sulle mie mancanze, sulla mia irresolutezza in certi campi, sulla accondiscendenza alle richieste del mondo e sull’essere così Yin. Mi è tornato per un momento alla mente un fratello, mancato, per via dell’aborto spontaneo che mia madre ha avuto circa un anno prima di avere me. Ho pensato a lui, come se fosse un maschio. Mi sono chiesta chi sarebbe stato. Un altro me, con la stessa anima, cresciuto con la stessa nonna e lo stesso padre. Come avrebbe reagito quel fratello? A 35 anni cosa avrebbe fatto? Che vita avrebbe avuto? In quel momento venivo accusata di non essere abbastanza risoluta nel far rispettare i miei diritti. Di non essere abbastanza Yang. Allora mi chiedevo se lui, il fratello mancato, lo sarebbe stato in alternativa a me. Che qualità avrebbe sviluppato per reggere all’urto.In fondo non riuscivo ad immaginare altro che risposte a una ferita, qualunque sarebbe stata la risposta, yin o yang, rassegnata o rabbiosa, non avrebbe fatto altro che essere una reazione.
La risposta non ha tardato ad arrivare. Alla sera la scelta del film da vedere è caduta su “Mr Nobody”
in cui una stessa persona vive in molte dimensioni parallele e coesistenti tantissime vite diverse, facendo scelte diverse, sposando persone diverse e pensando pensieri diversi. Sul finale la risposta alla mia domanda è arrivata. Mi perdoneranno quelli che non hanno ancora visto il film ( ai quali consiglio la visione prima di concludere la lettura di questo testo)
- Di tutte queste vite qual è quella giusta?
- Tutte quante queste vite sono tutte giuste. Ogni percorso è il giusto percorso, qualsiasi cosa sarebbe potuta andare diversamente e sarebbe stata comunque significativa.
Tutte quante queste vite sono tutte giuste, ogni percorso è il giusto percorso. E forse è necessario perdonarsi la propria irresolutezza, in fondo siamo bambini di pochi anni messi di fronte a scelte impossibili da compiere, a compiti troppo difficili. E il bambino che è in noi non sa scegliere. Ha paura di sbagliare, di fare male a qualcuno, di creare sofferenza. Ma in fondo è solo un bambino. Quanto cambierebbero le opinioni che abbiamo di noi stessi e degli altri se fossimo davvero in grado di considerarci per ciò che siamo realmente: bambini, impauriti, feriti, sognatori, birichini, arrabbiati, bisognosi di cure e di amore. Quanto sarebbe più facile se tutti giocassimo a carte scoperte mostrandoci per ciò che realmente siamo invece di giocare a impersonare ruoli in cui non ci riconosciamo, semplicemente perché non siamo ancora in grado di ricoprirli, perché il bambino che è in noi ha ancora paura del buio la notte, di ritrovarsi da solo, di non poter badare a se stesso e di non essere accettato da chi gli vuole bene.
- Lei non esiste e neppure io. Viviamo semplicemente nell’immaginazione di un bambino di 9 anni, veniamo immaginati da un bimbo di 9 anni che si trova di fronte ad una scelta impossibile. Negli scacchi si chiama zugzwang: è quando l’unica mossa possibile è non muoversi.
Io la chiamavo irresolutezza la mattina. Invece no. Si chiama zugzwang ed è sempre stata l’unica mossa possibile per la bambina che fui. La stessa che ancora sono, a volte. La stessa che ho il coraggio di Amare, nonostante tutto.