Dalle correnti dell’infinito un’immagine viene sospinta fino alla mia coscienza insieme ad una parola: socialità.
Nell’immagine c’è una città e fuori le mura un paesaggio primordiale. Capisco il nesso, capisco i legami. La parola socialità e l’immagine mi mostrano quel che la Scuola insegnerà. La socialità della natura.
Dentro le mura della città vedo una socialità tutta fondata sul chi siamo per gli altri, sulle regole sociali, su come appariamo e su cosa è giusto fare in un consesso sociale completamente alterato.
Ma se mi alzo in volo e posso cambiare il punto di vista riesco a vedere la città, ma soprattutto riesco a vedere oltre: fuori le mura la possente natura.
Posso vedere un paesaggio naturale meraviglioso, una natura incontaminata. Lì la socialità è quella dell’essere ciò che si è, un tutt’uno con la terra, con gli altri esseri umani, con gli animali, con le piante. Tutti uguali, perché così noi siamo in natura. E allora capisco che la Scuola deve insegnare questa socialità. La socialità della natura, affinché i bambini capiscano che cosa sono all’interno del grande universo e non si lascino prendere al cappio da ridicole convenzioni sociali che distinguono, dividono, discernono, giudicano. E non lascino fare di quelle le proprie regole non scritte dello stare al mondo.
Quello è ciò che accade in città, dove le regole sociali mi dicono chi sono, che son figlio di, nipote di, fratello di, sorella di, amico di, marito di, moglie di.. Mi inducono a pensarmi diverso, mi incasellano in una famiglia, mi allontanano dagli altri.
Ma il panorama oltre la città è indiviso, è tutto indistintamentenatura. Ed io son PARTE: né più, né meno, né diverso, né uguale, né meglio, né peggio. Son semplice parte del tutto indistinto.
Se io bambino posso crescere in questa socialità allora nel mondo in cui camminerò giovinetto e poi adulto io porterò la ricchezza del tutto a cui io sono unito, la forza dell’umiltà di essere una semplice parte, in relazione con gli altri e non in predazione di attenzioni, unicità, bravure che invece la città mi costringe ad imparare in una inutile e sofferente guerra di “posizione”.
La natura unisce e non separa. E come figli della terra i bambini che saranno alla Scuola ascolteranno il grido potente di questa famiglia universale.
