Capricci esteriori e bambini interiori.

Metti una bimba di 5 anni, un pomeriggio in casa, una casa in cui sembra passato un tornado e che ha urgente bisogno di mani, braccia e gambe veloci per rimetterla in sesto, e all’improvviso un improbabile capriccio.

“Mamma, voglio cambiare il sacchetto dell’aspirapolvere.” Così, perentorio, arriva l’ordine di Moon indirizzato a me mentre sto cercando di riportare allo scoperto i mobili della camera rivestiti di indumenti, coperte, libri, peluche e quant’altro si può accumulare in una normale serata.

Tentativo numero uno: “Moon l’ho appena cambiato, non posso cambiarlo di nuovo perché è vuoto”

“Mamma, voglio cambiare il sacchetto dell’aspirapolvere”

Tentativo numero due: “Moon, non ho intenzione di cambiare il sacchetto perché l’ho cambiato da pochi giorni e non voglio metterne un altro, quando quello che c’è è ancora vuoto”.

Scoppia il caso: Moon si butta sul letto a piangere perché io non cambio il sacchetto dell’aspirapolvere. Effettivamente qualche tempo prima le avevo detto che lo avremmo cambiato insieme, ma poi mi ero dimenticata e lo avevo fatto da sola un giorno che lei non c’era.

Cosa fare davanti a quel secondo tentativo andato a vuoto così miseramente? Eppure le spiegazioni sono state così accurate e ragionevoli, ma lei non ne vuole sapere. Ok. C’è qualcosa che posso imparare, sui bambini e sulla mia bambina interiore? Vediamo come si può risolvere questo inghippo.

Tentativo numero tre: mi avvicino a lei, le dico “Vuoi vedere il sacchetto?”

Miracolo, smette di piangere disperatamente, si asciuga e acconsente. Apriamo la parte dell’aspirapolvere che contiene il sacchetto, le mostro con la mano che è ancora vuoto. Lo guarda con attenzione.

“Mamma, posso passare l’aspirapolvere in camera mia?”

“Magari. Sarebbe un’ottima idea, se tu ne hai voglia”.

E fu così che quel pomeriggio io e Moon rimettemmo a posto tutta la casa. E Moon non si fermò finché non ebbe persino tolto i piatti puliti dalla lavastoviglie e rimesso quelli sporchi a lavare.

Quasi incredibile. Cosa era successo? Come avevo fatto a convincere la mia bambina (interiore) a collaborare con me?

Non avevo usato la ragione, che tanto ha mille spiegazioni, ma mai quella giusta.

Avevo dato attenzione alla sua richiesta. Non esaudendola, perché non potevo, ma ascoltandola, occupandomi di lei. E lei improvvisamente aveva soddisfatto quel suo interesse e si era aperta a me, assecondando ciò che stavo facendo in quel momento e mettendosi di gran lena ad aiutarmi, a collaborare con me per raggiungere il mio scopo che era divenuto anche il suo.

Chissà che non funzioni davvero così il dialogo con i propri capricciosi bambini interiori..