Cosa potrei mai scrivere di ancora non noto su questa vita meravigliosa? Che la scoperta è assai più bella se fatta alle pendici di un monte. Che il monte sconosciuto è ciò che noi siamo in questo momento. Lontano dalle abitudini, dalle ritrosie, dalle nostre più amate fantasie.
Lontano da tutto, laggiù alle pendici del monte, nel silenzio del bosco. Laddove sola splende la nostra stella. Laddove oasi e pace muovono la nostra sorgente di vita e di piacere. Laddove tutto ha il significato corretto. Parole, emozioni, sostanze che vivono con noi in questo universo magico e troppe volte prendono la forma di ciò che siamo in separazione, di ciò che ancora deve essere reso puro. Quanto amaro produciamo con la nostra vita di superficie. Nascosti all’ombra del nostro io. Quanto amore si veste di noi se solo riusciamo a mollare la superficie, l’ingresso della grotta, e a sprofondarvi dentro, nei suoi antri meravigliosi, freschi e ristoratori. Se solo ardiamo di ingaggiare battaglia con la sostanza che ci dà forma, tirandola su per le brache e staccandola da ciò che crediamo essere noi. Quanta bellezza soggiace nascosta per sempre ai nostri occhi di carne, invisibile, inascoltata, immutata e sempre presente. Alle pendici del monte ceneri di aggregati molecolari attendono di lasciarci andare. Soltanto un modo di passare. Il nostro ardere di noi.
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