C’era una volta un passerotto divenuto padre di famiglia. Aveva tanti piccoli passeri nel suo bel nido e la sua passerotta a cui badare. Un bel giorno, mentre volava in cerca di insetti da portare alla sua famiglia si andava chiedendo se ci fosse un modo per raccogliere più insetti e più in fretta, se avesse modo lui di portare più cibo alla sua famiglia. Ad un certo punto ecco che davanti a lui vide un giovane aquilotto volare veloce nel cielo. Allora lo chiamò “Ehi , aquilotto” disse il passerotto. “Ehi amico passero, cosa vuoi dirmi?” disse l’aquilotto che si era posato vicino al passero. “Sai, sto cercando un modo per portare più cibo alla mia famiglia e sei passato tu. Mi stavo chiedendo se non potessi venire a fare un giro con te. Tu voli così veloce che potrei raddoppiare e triplicare gli insetti da raccogliere per i miei piccoli e per la mia passerotta”.
“Amico, ma certo. Ma ti dovrai reggere forte, io sono veloce come e più del vento. E tu non devi volare via”.
“Oh, certo, mi reggerò fortissimo a te”.
Allora passerotto si aggrappò con tutte le sue forze alle zampe di aquilotto e con sé portò un cestino fatto di rami ben incastrati, così da poter raccogliere gli insetti che avrebbe incontrato nel cielo.
E via.
Aquilotto, con ai piedi il suo amico passero, prese il volo.
Oh, che voli, che gioia, il vento tra le piume, così forte, così bello. Passerotto guardava tutto il cielo, lo vedeva dall’alto, ma così in alto lui non c’era stato mai. Gli alberi, uno, due, tre, venti, quanto veloce il suo amico aquilotto sfrecciava in quel cielo. E poi ad un certo punto il suo amico aquilotto andò più in alto che poté nel cielo blu e di colpo si fermò. “Preparati, amico mio, stai per volare come nessun altro in questo cielo. Reggiti forte, più forte che puoi”.
E giù. Passerotto si resse con tutta la sua forza e i due scesero in picchiata nel cielo. Oh, che volo, alla velocità del vento, come nessuno mai. E arrivarono a terra. Aquilotto rallentò e riprese quota, tornando a normale velocità di uccello.
Passerotto era estasiato, quel volo lo aveva lasciato senza fiato, tutte le meraviglie del cielo e della terra lui le aveva viste in quella manciata di secondi ai piedi dell’aquila.
E il suo cestino era pieno di insetti per la sua famiglia.
“Ehi aquilotto -disse passerotto al suo amico così speciale e così potente – tu mi hai fatto vedere la bellezza più bella che io abbia mai visto. Niente si può paragonare a quell’andare nel vento insieme a te. Io voglio che anche passerotta possa vedere quello che ho visto io. Se torno domani insieme a lei, possiamo venire insieme a volare sui tuoi piedi?”
“Ma certo, amico passerotto, certo che vi porto, è un piacere per me condividere questo cielo con qualcuno. Ma tu sai quanto è pericoloso questo giro se non si è protetti e ben saldi. Sei sicuro che passerotta saprà reggersi così forte come hai fatto tu?”
“Oh sì, caro amico aquilotto, penserò io a proteggere passerotta. Ma lei deve vedere questa meraviglia”.
“Allora a domani, amico passero”
Il passerotto tornò a casa quella sera con un cesto pieno di insetti per la sua donna e per i suoi piccoli e raccontò a passerotta di quella magnifica esperienza a bordo dei piedi dell’aquila.
“Ho chiesto ad aquilotto di portare anche te domani a vedere il cielo e la terra da lassù”
“Sì, vorrei venire, chiederò alle zie di stare con i piccoli”
L’indomani passerotto e passerotta si fecero trovare all’appuntamento. E aquilotto non tardò ad arrivare, planando calmo davanti a loro. Passerotto prese delle corde ed iniziò a legare la sua donna al piede dell’aquila, in modo da proteggerla da qualsiasi cosa, così come aveva promesso. E poi legò se stesso all’altra zampa. E furono pronti a partire.
E via.
Aquilotto volò, così maestoso e così forte, così potente, portò i due passerotti a spasso per tutto il cielo e poi sù, fin dentro una nuvola, dove i passerotti bevvero e si rinfrescarono immersi in quelle piccole goccioline di acqua.
“Una nuvola, non ero mai stata dentro una nuvola” disse passerotta, mentre piangeva di gioia per quel volo così magico e così pieno di emozioni.
I due passeri sfrecciarono alla velocità del vento in quel cielo terso e così pieno di vita. E poi finalmente l’aquila salì fino al punto più alto del cielo.
E poi giù………………………..
I due passerotti sentirono il loro cuore in gola, in quella picchiata così veloce, così forte, così maestosa.
E poi infine quasi a terra l’aquilotto planò, passando raso terra fino quasi a sfiorare il prato. E si fermò. I suoi due amici si sentivano così felici per quel volo magico ai piedi del loro amico aquilotto, il Re del Cielo.
Passerotta e passerotto ringraziarono e salutarono il loro amico, dicendogli che un giorno avrebbero mandato da lui anche i loro piccoli, affinché anche loro potessero vivere quell’esperienza così straordinaria di volo.
E da quel giorno passerotto e passerotta stettero felici a volare e a far crescere i loro piccoli, che un giorno avrebbero portato a quell’amico aquilotto. E furono sempre grati all’aquilotto per quel volo magico, per quel vento e quella velocità. Per quella fuga meravigliosa nel cielo e nelle nuvole che li aveva portati fino al punto più alto del cielo e poi giù più veloci del vento fino a toccare l’erba. Non poterono mai dimenticare che regalo avevano ricevuto a poter volare con l’aquila. E così passarono i loro giorni a parlare a tutti i loro amici del magico aquilotto e di come si vola nel cielo alla velocità del vento. Ma sapevano in cuor loro che solo chi aveva volato ai piedi dell’aquila poteva capire. E un giorno portarono i loro piccoli ad incontrare l’aquila. Così che anche i piccini potessero capire quella meraviglia. E così vissero felici e contenti, in ricordo dell’aquila e di quei voli.