Dove hai seppellito il tuo talento.

Moon è una grande disegnatrice. Ha da poco compiuto cinque anni ma già da tanto tempo disegna e crea con matite e colori forme davvero compiute di cose, persone, animali. E’ un suo talento. Ed è stata anche finora un punto di forza per lei in mezzo agli altri, una piccola gratificazione data dal saper fare.

All’asilo Moon ha tutti compagni più piccini, anche se di pochi mesi. Nessuno con il suo talento nel disegno, o almeno non ancora.

Un giorno Moon arriva a casa con un disegno diverso dai soliti. C’è sempre una bimba coloratissima, ma al posto delle braccia e delle mani ha due rametti secchi con tre punte.

“Moon, cos’è successo alle braccia e alle mani?” chiedo io incuriosita, ma anche un po’ spaventata, perché se ad uno sconosciuto poteva sembrare un disegno normalissimo di bimba, a me, mamma, quella diversione sul tema sapeva di un sapore amaro..

Lei risponde con voce un po’ mogia “Ho copiato come fa Marty”
“E perché hai copiato Marty, Moon, se Marty non sa ancora fare le braccia e le mani?”

“Perché Francy copia da Marty e non copia da me, quindi è meglio Marty”

Avevo sentito bene quel sapore amaro, non mi ero sbagliata per nulla. Moon aveva barattato il suo talento per l’amore degli altri, per essere accettata. Aveva eliminato qualcosa di sè per copiare qualcosa degli altri, per piacere di più.

Quanti ricordi sono riapparsi tutti insieme guardando quei rametti al posto delle braccia. Io ero più grande, non avevo cinque anni, ma dodici, quindici e oltre.E una domanda: a cosa ho rinunciato di me stessa per piacere agli altri?

Per esempio alla bellezza: troppa bellezza non piace agli altri, alle ragazze dà fastidio perché le mette in secondo piano, ai ragazzi pure perché se poi non accetti le loro avances sono doppiamente frustrati. Quindi meno bellezza è meglio per essere accolti nel mondo. Non truccarti, non pettinarti troppo, non mettere mai in mostra il tuo corpo, ma copri, camuffa, accontentati. Così gli altri si sentono più tranquilli a starti vicino, meno minacciati da te.

Poi alla forza di carattere: sei sempre tu a decidere e questo ti fa odiare, forse da qualcuno e non da tutti, ma questo lo scopri solo con venti anni di distanza. Allora smetti di prendere decisioni, lasci che gli altri decidano per sè e per te, a te non interessa più decidere. Ha fatto troppo male pensare che questo tuo modo di fare abbia ferito qualcuno a cui tenevi che ora preferisci ridurti al silenzio totale pur di non ferire. E così diventi indecisa, eternamente, fino a non sapere più neanche tu chi sei e cosa vuoi realmente.

Poi alla tua sicurezza di te: essere sicuri delle proprie capacità fa sentire i timidi ancora più scemi di quanto già non si sentano da soli. Così accetti un po’ di timidezza, e ancora un po’, perché almeno così anche i timidi stanno più in pace con se stessi e tu non rompi più davvero la balls a nessuno. Ti senti accettata anche da loro.

Ed ecco, il capolavoro è compiuto. Hai creato la te stessa che piace davvero a molti, almeno fa sentire tutti come a loro piace.

Ma tu come ti senti? Dove tutto tace, dove hai seppellito le tue qualità, dove hai ridotto te stessa al silenzio l’amore degli altri non ti tocca e non ti sfiora, non ti basta mai, è sempre diverso da quello che vorresti e che ti aspetti, perché tu sai quanto ti è costato, cosa hai immolato sull’altare della sofferenza per essere accettata.

Allora basta, hai ascoltato abbastanza le richieste degli altri, hai accettato abbastanza le loro inadeguatezze trasformandole in tue. Adesso è il momento di cambiare, di disseppellire la te stessa che sei. Non hai più bisogno di piacere agli altri per piacere a te stessa. Hai smesso di giudicarti e di colpevolizzarti per essere così come sei.

Adesso è il momento di guidare, di mettersi in sella e salire sul trono che a te spetta e a nessun altro. Perché la tua bellezza, la tua forza di carattere e la tua sicurezza non ti sono stati dati invano, non per essere sotterrati per dare meno fastidio. Sono tuoi perché tu ne faccia buon uso. Perché siano un faro e una guida, non un peso da portare con stanchezza.

Ora sai come si sentono gli altri, hai provato su di te cosa vuol dire stare dall’altra parte, essere tra i brutti, tra i timidi, tra gli impacciati, tra gli indecisi. Hai vissuto come una di loro per paura di ferire te stessa e gli altri.

Adesso è anche per loro che hai deciso di levare la tua voce dove tutto tace.

Hai ricordato chi sei.

Allora forza, coraggio e amore. Disseppellisci i tuoi talenti.

“Moon ascolta, Marty fa dei disegni molto belli. Tu hai imparato prima di lei però a disegnare braccia e mani in maniera più elaborata. Perché sei più grande e perché questo è un tuo talento. E magari Francy copia lei semplicemente perché il suo modo di disegnare è più semplice e il tuo ancora troppo elaborato per loro. Ma per favore continua a disegnare come sai fare, non copiare gli altri. Ognuno ha il suo valore in ciò che fa”

talento1