Papà in te sento tristezza.
Mamma in te c’è rabbia.
Mi ritorna in mente di quella volta che tu e papà stavate litigando e tu piangevi e io sentivo che tu volevi che qualcuno ti abbracciasse.
Ecco come in questo periodo Moon ha iniziato a parlarci delle emozioni. Non già le sue. Le nostre. Quelle mie e di George. Ecco come una bimba di neanche 5 anni percepisce il mondo intorno a sé e si interroga, lo elabora, cerca spiegazioni e cerca soluzioni.
Se fino a ieri quindi potevo sperare che il suo mondo sarebbe stato indipendente, seppure in parte, dal nostro, oggi capisco che il mio sperare era un vago sognare. Il suo mondo è il nostro. Le nostre emozioni arrivano in lei con una chiarezza che lascia esterrefatti.
E non è difficile allora trovare risposta alla mia tristezza di bambina, quando le stesse emozioni dei grandi che mi erano intorno arrivavano fino a me. Ma io non venivo ascoltata. Pregavo i miei nonni di non litigare, di non arrabbiarsi, perché sentivo quella rabbia, e loro se la prendevano con me che cercavo di mettere pace, ignari di me e di se stessi, delle mie paure e delle loro emozioni.
Oggi invece Moon può parlare ed interagire con le sue e con le nostre emozioni. Ha imparato ad agire e la nostra risposta alla sua interferenza la incoraggia in questa direzione.
Così quando sente tristezza nel cuore, allora si avvicina e dice “papà, ti voglio abbracciare, ti dò un po’ della mia energia”. Oppure, proprio in quella volta in cui si stava litigando, lei nella sua camera realizzava il più bel disegno carico di cuori che avesse mai fatto, con al centro un cuore fucsia gigante. E poi veniva da noi e ci diceva: basta litigare, papà non c’è bisogno di gridare se una persona sbaglia, adesso fate pace. E ci regalava il suo disegno, finito poi in una cornice a sorvegliare il muro di ingresso della nostra camera da letto. In segno di rispetto per il suo Amore e per il suo coraggio e come Ricordo della Verità che ci raggiunse attraverso di lei quel giorno.
E’ vero, avevo chiesto in gravidanza una figlia saggia, coraggiosa, forte e spiritosa, ma non immaginavo tanto. Non sapevo che il suo mondo così presto si sarebbe intrecciato con il mio. E non sapevo quale responsabilità si sarebbe allora prospettata per me, madre, di fronte alle mie emozioni. A quelle mie emozioni che lei sente e che riesce a esprimere, perché ne conosce il nome, e a quelle che soltanto sente arrivare in sé ma che restano nel mondo dell’ignoto, ancora non etichettate, ma ugualmente presenti.
State in guardia dunque, affinché il vostro campo di emozioni sia il più bel giardino fiorito che abbiate mai visto, affinché anche il suo mondo diventi un mondo fatto di colore e di amore, e dove tristezza, paura, rabbia e dolore arrivino solo come temporali estivi a rinfrescare, per poi lasciare il campo ancora più capace di fiorire.