Ogni passo non è studiato ma agito, nel presente, in ascolto della Forza che tutto muove e che balla attraverso il mio corpo. Eppure lo studio c’è e c’è stato, la pratica della disciplina fisica e le lezioni di danza classica. Perché il mio corpo è uno strumento ma non si è mai visto organo che possa essere suonato avendo canne otturate. La tecnica è necessaria affinché il corpo possa decidere liberamente in che direzione muoversi e poi Muovere. Solo Io so dove vuole andare, ma finché il mio corpo non è stato reso pronto dalla tecnica non ho potuto muovere un bel niente, soltanto timidi tentativi raffazzonati in attesa di brillare sotto il sole della tecnica. In attesa che le gambe pronte avessero la forza di concentrare in un sol punto del piede l’energia per reggere il peso di tutto il corpo che le sovrasta. In attesa che la schiena potesse finalmente chinarsi all’indietro e aprirsi alla vita che le scorre attraverso, lasciando la sua curva in avanti, che le cause della vita avevano reso così naturale in parvenza. Lasciar scorrere il flusso, liberando il corpo da quelle posture, abitudini muscolari ormai divenute involontarie per la costanza con la quale erano state ripetute, maturare la forza adeguata per non fallire nell’esecuzione, maturare la percezione di ogni singolo muscolo del proprio corpo. A questo serve costantemente la tecnica, anche quella più spietata, anche quella che fa piangere dal dolore, soffrire di stanchezza e cortocircuitare i pensieri per raggiungere la coordinazione di tanti movimenti che insieme danno vita alla forma artistica. Affinché ciò che deve essere espresso possa trovare lo strumento adeguato per raccontare la Forza, la Maestosità, la Poesia e la Trasparenza al di là del corpo che muove.
Perché la Danza Sacra non è arte che si impara, ma si Offre. Come racconto di ciò che scorre aldilà del tocco, della vista, dell’udito e dell’olfatto. Come eco di ciò che è qui sempre presente e che solo attraverso il Dono di un corpo si può mostrare al mondo.