Con i bambini è piuttosto facile inventare esercizi di presenza e di ricordo di sè che possono aiutarci a rimanere svegli durante la quotidianità della vita familiare. Il primo mi è venuto osservando la meccanicità con la quale parlo a mia figlia, la velocità con cui escono risposte alle sue innumerevoli e continue domande. Allora ho notato che non ero veramente Io a rispondere, era qualcosa di automatico che conosce già tutte le risposte e le dà a mia figlia, senza che io intervenissi minimamente nello scambio. E la sentinella di questo modo di comportarmi è stata il modo in cui chiamavo mia figlia, l’uso di nomignoli e appellativi, uno su tutti: chicca.
Ho osservato che quando rispondevo in automatico usavo l’appellativo e non il suo nome proprio (tra l’altro un nome doppio, quindi ancora più difficile essendo ormai diventata consuetudine usare solo il primo dei suoi nomi). Per questo ho proposto un gioco a Moon, le ho chiesto di aiutarmi per una settimana facendomi multe (senza nessun pagamento però 🙂 ) ogni volta che la avessi chiamata Chicca. Ho visto quante e quante volte durante la giornata Chicca esce da solo dalla mia bocca, senza controllo e senza che Nessuno dentro di me intervenga. Per fortuna ad intervenire ci pensava la piccola, molto più attenta e sveglia di sua mamma, che mi multava per gioco informandomi che la stavo chiamando come non dovevo.
Sono passate due settimane e l’abuso della parola Chicca è molto diminuito, visto che ora ogni volta che la chiamo mi devo ricordare di usare un nome corretto.
Ora abbiamo cambiato gioco, lei ha deciso che vuole essere chiamata soltanto con il suo nome completo oppure amore. Niente nomignoli, appellativi o nomi comodi. Ora il gioco si fa duro. Ma è sempre più interessante, sia per me che per lei.